Classificazione – Tè neri

Il tè nero si distingue dagli altri tipi per il processo di fermentazione subìto dalle foglie.
Il metodo classico o ortodosso inizia con un iniziale appassimento a temperature tra i 20°C – 25°C per un periodo di tempo che varia dalle 8 alle 24 ore. Le foglie in questa fase perdono parte della loro umidità e sono pronte per la rullatura. Durante questa fase le pareti delle foglie si aprono lasciando uscire un liquido cellulare, che a contatto dell’ossigeno presente nell’aria, provoca un’ossidazione chiamata fermentazione dalla durata che varia da una a tre ore. A questa fase segue l’essiccazione che dura circa 30 minuti a temperature tra gli 80°C ed i 100°C. A questo punto il tè verrà testato e classificato in base alla foglia spezzata e alla foglia intera.

Tè a foglia intera

Indicazione Significato Indicazione Significato
S Souchong FOP Flowery Orange Pekoe
PS Pekoe Souchong GFOP Golden Flowery Orange Pekoe
FP Flowery Pekoe TGFOP Tippy Golden Flowery Orange Pekoe
P Pekoe FTGFOP Finest Tippy Golden Flowery Orange Pekoe
OP Orange Pekoe SFTGFOP Special Finest Tippy Golden Flowery Orange Pekoe

Tè broken (foglia spezzata)

Indicazione Significato Indicazione Significato
BPS Broken Pekoe Souchong TGBOP Tippy Golden Broken Orange Pekoe
BOP Broken Orange Pekoe GFBOP Golden Flowery Broken Orange Pekoe
FBOP Flowery Orange Pekoe Broken CTC Crushing Tearing Curling
GBOP Golden Broken Orange Pekoe ... ...

Tè Fannings (Foglia finemente spezzata)

Indicazione Significato
BOPF Broken Orange Pekoe Fannings

N.B. La suddetta classificazione, che trovate sulle confezioni di acquisto, trova pieno riscontro nei tè neri dell’India e di Ceylon. Per quanto riguarda la Cina, essendoci varietà diverse, vengono ripresi solo alcuni di questi termini e con valore diverso: per esempio in India un tè FOP è di qualità normale, mentre in Cina è considerato il migliore della produzione.

I tè neri (di cui noi occidentali siamo in gran parte consumatori), provengono principalmente dall’India e da Ceylon. Alla fine del ‘700 gli inglesi, trapiantarono alcune piante di tè cinese nella zona di Calcutta, dando inizio a quelle coltivazioni che avrebbero fatto dell’India il primo paese produttore di tè nel mondo. Constatato il successo, nella prima metà dell’ottocento, sempre gli inglesi iniziarono una produzione su larga scala in zone diverse: la regione del Darjeeling, sulle pendici orientali dell’Himalaya e la valle dell’Assam, sulle due rive del Brahmaputra. Successivamente vennero coinvolti altri territori, come Nilgiri e Travancore, zone nel sud dell’India. Inizialmente vennero usate piante cinesi, ma poi si scoprirono piante endemiche (assaniche) che risultarono più resistenti delle precedenti. Anche a Ceylon alla fine del 1800, dove una spaventosa infestazione di parassiti che aveva distrutto le fiorenti piantagioni di caffè, fu introdotta la coltivazione del tè. L’introduzione sia di piante cinesi ed indiane, diede rapidamente i suoi frutti. Ceylon è un isola che sembra avere una innata predisposizione per la coltivazione del tè. Il clima favorevole e la sua conformazione morfologica permettono la coltivazione in quasi tutta l’isola, dalle colline più dolci, fino ad oltre 200 metri (High-Grown). Oggi le principali zone di produzione dell’isola sono ad est Uva, ad ovest Dimbula e al centro dell’altopiano di Nuwara Eliya. Vengono prodotti quasi esclusivamente tè neri classificati in base alla grandezza delle foglie; in tè a foglia intera OP e in tè a foglia spezzata BOP. In Cina verso la seconda metà dell’ottocento rispondendo un po’ alla richiesta del mercato inglese, iniziò la produzione di tè nero. In alcune zone esso si sostituì alla produzione del tè verde, raggiungendo con prodotti di ottima qualità al pari dei migliori tè indiani.

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